Alla fonte di Elia
La Regola dei primi carmelitani fu data da sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme, «ai diletti figli in Cristo B. e agli altri eremiti che sotto la sua obbedienza dimorano sul monte Carmelo presso la fonte».
In seguito la fonte fu identificata con quella di Elia da Giacomo di Vitry, vescovo (dal 1216 al 1228) dell’attuale S. Giovanni d’Acri.
Nella "Historia Horientalis", si accenna ai primi Carmelitani con le seguenti parole: «Altri, imitando il santo uomo e solitario Elia profeta, conducevano vita solitaria sul monte Carmelo, specialmente sulla parte che sovrasta la città di Porfiria, oggi detta Haifa, presso la fonte di Elia, non lontano dal monastero della Beata Margherita, vergine, dove in anguste cellette, quasi come api del Signore, facevano il miele spirituale”».
«Il luogo prescelto per dare origine alla nuova forma di vita codificata dal patriarca di Gerusalemme furono le grotte dell’Wadi ain es-Siah, una stretta valle del monte Carmelo sul versante Sud-Ovest, a circa 40 minuti di cammino dall’attuale convento Stella Maris. Nel Wadi si possono vedere ancora oggi, riportate alla luce da recenti scavi archeologici, le rovine del Monastero di S. Maria del Monte Carmelo, costruito nel 1263».
Elia è ritenuto il padre del Carmelo perché diede l’ispirazione a quel particolare genere di vita che, sviluppatosi sul Carmelo, più tardi venne organizzato secondo gli schemi occidentali.
Non è dimostrabile una successione materiale dal grande profeta dell’Antico Testamento, ma è certa la permanenza di una determinata successione spirituale
Le attuali Costituzioni dei Frati Scalzi dell’Ordine della B. V. Maria del monte Carmelo, recitano così: «Tra i grandi uomini biblici veneriamo in modo particolare il profeta Elia, che contempla il Dio vivente e arde di zelo per la sua gloria, quale ispiratore del Carmelo e consideriamo il suo carisma profetico come una tipica espressione della nostra vocazione nell’ascolto e nella trasmissione della Parola di Dio». (Costituzioni, Roma 1987, nn. 2-3).
Una delle figlie più illustri del Carmelo teresiano, Edith Stein (S. Teresa Benedetta della Croce), così parla della tradizione eliana del Carmelo:
«Quasi tutti conoscono anche solo per sentito dire il nome della piccola tutti \Teresa e della grande Teresa, che è per noi la nostra Santa Madre. Da viene considerata la fondatrice dei Carmelitani scalzi. Chi conosce più da vicino la storia della Chiesa e degli ordini religiosi sa invece che noi veneriamo anche il profeta Elia, che è per noi guida e padre. Tutto questo tuttavia si considera una leggenda di poca importanza. Noi che viviamo nel Carmelo e preghiamo il nostro santo Padre Elia, sappiamo che non è un'ombra che scaturisce dall'antichità. Il suo spirito agisce testimoniando in mezzo a noi e determinando la nostra vita. La nostra Santa Madre [S. Teresa di Gesù] ha respinto in modo determinato l'affermazione di aver fondato un nuovo Ordine. Voleva solo rinfrancare lo spirito originale della vecchia Regola. La prima parola, citata dalla Sacra Scrittura riguardo al nostro santo Padre Elia, esprime molto brevemente la cosa più importante. Rivolto al re Acab, un idolatra, dice: “Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io» (IRe 17, l).
Vivere al cospetto del Dio vivente, questa è la nostra professione. Il santo profeta ce lo ha già testimoniato. Egli stava alla presenza di Dio che rappresentava l'unico tesoro per cui abbandonare tutti i beni terreni. Non aveva casa, abitava nel luogo che il Signore gli indicava: nella solitudine sulle rive del Cherit, nella dimora della vedova di Zarepta a Sidone oppure nelle grotte del Carmelo. Era vestito di pelli come l'altro grande penitente, il Battista (la pelle dell'animale defunto ricorda la caducità del corpo umano). Elia non si affanna per avere il pane quotidiano. Vive nella fiducia di essere assistito dal Padre Celeste che lo mantiene in modo meraviglioso; un corvo gli porta nella solitudine dell'eremo il cibo quotidiano; a Zarepta si sazia con il cibo inesauribile della vedova; prima di andare al Monte Santo dove gli apparirà il Signore, riceve da un angelo il pane celeste. Così egli rappresenta per noi un esempio di povertà evangelica, quella che noi esaltiamo; egli è un vero modello del Salvatore. Elia è al cospetto di Dio perché tutto il suo amore appartiene al Signore. Vive al di fuori di tutte le relazioni naturalmente umane.
Non sappiamo nulla né del padre e della madre, né della moglie e del figlio. I suoi congiunti sono coloro che come lui fanno la volontà del Padre: Eliseo indicato da Dio come suo successore e i «figli dei profeti»che lo seguono come loro guida. La gloria del suo Dio rappresenta la sua gioia, il fervore per stare al suo servizio lo consuma: “Sono pieno di zelo per il Signore Dio degli eserciti” (IRe 19, 10-14). Queste parole furono inserite sullo stemma dell'Ordine, diventandone il motto caratteristico».
I Carmelitani e le Carmelitane Scalze rivolgono al profeta Elia la seguente preghiera:
PREGHIERA A S. ELIA PROFETA
Dio, onnipotente ed eterno,
che ha i concesso a S. Elia Profeta, nostro Padre,
di vivere alla tua presenza
e di consumarsi per lo zelo della tua gloria,
dona ai tuoi servi di cercare sempre il tuo volto,
per essere nel mondo testimoni del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

La vocazione delle Carmelitane Scalze
è un dono dello Spirito per il quale sono invitate a una

«arcana comunione con Dio»
nell’amicizia di Cristo
e nell’intimità con la Vergine Maria
in una esistenza nella quale
l’orazione e l’immolazione
si fondono con un grande amore alla Chiesa». (Costituzioni n.10)
È la sintesi dell’ideale che S. Teresa di Gesù propose alle sue monache fondando ad Avila, il 24 agosto 1562, il suo primo monastero dedicato a S. Giuseppe.
Elementi essenziali
del carisma teresiano sono:

orientamento eminentemente teologale dell’esistenza;
radicalismo evangelico, soffuso di serenità e gioia;
imitazione di Maria, la «Vergine dell’ascolto»;
orientamento ecclesiale e apostolico dell’esistenza.

Il silenzio, la solitudine, il distacco,
la clausura, l’ascesi,
una vita comunitaria caratterizzata da
fraternità, semplicità e spirito di servizio hanno
nella preghiera
la loro principale ragione e il loro fulcro.

Tutto è orientato
alla comunione d’amore con Dio
anima dell’azione e fine della preghiera.
«L’amore vuole opere ed opere»
perché la perfezione della preghiera
è la perfezione della vita.

«Volere o non volere…
tutte, benché in maniera diversa, camminiamo alla volta di questa fonte,
ma credetemi e non lasciatevi ingannare da nessuno:
la strada che vi conduce è una sola, ed è l’orazione»
(S. Teresa di Gesù, Fondazioni 21,6).
